I dipinti ritrovati

Dopo le recenti indagini preliminari condotte dalle restauratrici dello Studio di Restauro Dr. Alessandra Sella di Schio, in accordo con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico di Verona, sulle pareti e sulla volta a botte dell’Oratorio dei Carmini,sono apparsi in vari punti della superficie muraria tratti di intonaco, che, scrostati e liberati dagli strati di calce e di colore applicati nel corso dei secoli, hanno rivelato pitture ancora ben conservate e riferibili a un lasso di tempo compreso i sec. XVII e XVIII. Dalle prime impressioni delle restauratrici e soprattutto della ispettrice della Soprintendenza di Verona Dr. Donata Samadelli, in attesa di ulteriori approfonditi studi comparati, sembra si tratti di interessantissimi dipinti murali eseguiti con una tempera di natura proteica (quindi non affreschi) risalenti alcuni al XVII secolo, vedi le figure apparse sulla parete a Sud, con la rappresentazione del Padreterno, dal volto severo e con la barba fluente, che tiene le braccia distese in atteggiamento benedicente ed è contornato da un angelo alla sua sinistra, e un bellissimo volto del Cristo, circa a metà della volta, dai lineamenti estremamente morbidi e ispirati a una sacralità marcata, con dei colori ancora vivi e in buon stato di conservazione; altri, come la figura dell’apostolo ritratto di profilo sulla parete Ovest, con la fronte alta e la barba più ispida, il mantello dai colori stesi a larghe pennellate, riferibili a un periodo più recente, verosimilmente al ‘700/’800 e a una mano meno esperta ed abile rispetto ai dipinti precedenti. Altri saggi condotti sulla parete ad Ovest rivelano una scansione della stessa ad archi successivi, ciascuno dei quali contiene episodi della vita della Confraternita, quella che aveva potuto, con i propri mezzi, costruire l’attuale Chiesa del Carmine in poco tempo, tra il 1618 e il 1619. I nomi di alcuni priori o personaggi emergenti in seno alla Confraternita sono scritti alla base degli archi che scandiscono quella parete. Si tratta molto probabilmente di committenti, mentre sarà interessante scoprire l’identità dell’esecutore o degli esecutori materiali dei dipinti, in un’epoca in cui la rappresentazione del divino e di fatti o personaggi che inducessero a edificazione morale e spirituale era ricorrente. Tutto infatti fa prevedere che l’intera superficie muraria dell’Oratorio fosse a suo tempo dipinta e che gran parte di queste pitture siano pervenute fino a noi. L’importante sarà riportarle alle luce e allo splendore originario: è l’impegno che ci siamo assunti e che vogliamo perseguire attraverso la realizzazione del nostro progetto.