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  popolare, sono il segno dell’interiore desiderio dei fedeli di dire la propria adesione a Cristo, l’amore alla Vergine Maria, l’invocazione dei Santi.
Le genuine manifestazioni di pietà popolare - che qui diventano imponenti negli affreschi che av- volgono il luogo di riunione dei confratelli - affon- dano sempre, in un modo o nell’altro, le loro radici nei misteri della fede cristiana e in queste manifestazioni scopriamo il legame vitale con il credere e il vivere in Cristo. Del resto, la pietà po- polare non si esaurisce in se stessa, ma ha la fun- zione di preparare il cuore, di disporre lo spirito a ricevere la grazia divina elargitaci attraverso la celebrazione liturgica del mistero di Cristo (penso ai confratelli del Carmine, che dopo la riu- nione andavano, attraverso il passaggio che uni- sce la loro sede, in Chiesa per l’Eucaristia). Se la pietà popolare non deve sostituirsi alla Liturgia, la Liturgia non elimina le altre legittime forme di espressione della fede in Cristo Salvatore.
3. La pietà popolare deve essere valorizzata Giovanni Paolo II nel Messaggio rivolto nel set- tembre del 2001 alla Plenaria della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti: «La religiosità popolare, che si esprime in forme diversificate e diffuse, quando è genuina, ha come sorgente la fede e deve essere, pertanto, apprez- zata e favorita. Essa, nelle sue manifestazioni più autentiche, non si contrappone alla centralità della Sacra Liturgia, ma, favorendo la fede del po- polo che la considera una sua connaturale espres- sione religiosa, predispone alla celebrazione dei sacri misteri. Il corretto rapporto tra queste due espressioni di fede deve tener presenti alcuni punti fermi e, tra questi, innanzitutto che la Liturgia è il centro della vita della Chiesa e nes- sun’altra espressione religiosa può sostituirla od essere considerata allo stesso livello. È impor- tante ribadire, inoltre, che la religiosità popolare ha il suo naturale coronamento nella celebrazione liturgica, verso la quale, pur non confluendovi abi- tualmente, deve idealmente orientarsi, e ciò deve essere illustrato con un’appropriata catechesi» (nn. 4-5). Il lavoro fatto per riscoprire questo am- biente di fede e di vita cristiana ci aiuta proprio a valorizzare un’epoca storica, il Seicento, che sem- brava aver lasciato poche tracce nella città.
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Da sinistra, Madonna di Loreto, ignoto napoletano, fine sec. XVI - inizi XVII. Tecnica mista olio - tempera su tavola.
La Madonnina dei Carmini restituita. Statua lignea dorata e ornata a bulino con elementi floreali e lacche colorate.




























































































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